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La badante in nero e i rischi: il caso di Lecco

Capita spesso che in Italia determinati mestieri, come quello della colf o della badante, siano praticati da cittadini extracomunitari, che non hanno il permesso di soggiorno. In questi casi, la persona in questione non può essere assunta in modo regolare e non può dunque pagare tasse e contributi proprio in mancanza di tale documento.

Aes Domicilio, associazione sul territorio nazionale che si occupa di selezionare badanti per le famiglie, sconsiglia vivamente l’approccio a badanti irregolari e prese in servizio a nero.

Esponiamo alcuni punti di ciò che può succedere se si prende una persona irregolare in casa a lavorare.

Assumere una badante in nero: le tutele per il lavoratore

In base a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, una badante che lavora in nero ha la possibilità di eseguire delle riprese video e audio della casa nella quale lavora. L’obiettivo è proprio quello di dimostrare che si sta lavorando in nero, senza così commettere un reato di violazione della privacy e del domicilio di un’altra persona.

Si potrà così aprire una vertenza lavorativa, in seguito alla quale il datore di lavoro sarà tenuto a pagare:

  • i contributi mai versati;
  • eventuali differenze di retribuzione previste dal contratto collettivo del lavoro;
  • il TFR;
  • le ferie retribuite e i permessi non goduti.

La badante che lavora in nero ha il diritto di denunciare il soggetto per cui lavora all’Ispettorato del lavoro o in Tribunale anche in assenza di prove video o audio. In questo caso le sue dichiarazioni non bastano come dimostrazione del fatto alla base della denuncia, ma costituiscono prova le testimonianze di altre persone che hanno assistito allo svolgimento della sua attività in nero.

Quali sono, a questo punto, le conseguenze legali che ricadono sulla persona che fa lavorare qualcun altro in nero? Come anticipato, devono prima di tutto essere versate tutte le somme che il denunciante avrebbe ricevuto in caso di assunzione regolare: per fare un esempio, l’omissione di contributi previdenziali prevede il versamento di un importo raddoppiato.

Tra i rischi previsti ci sono:

  • la possibilità di dover pagare nuovamente tutti gli stipendi in quanto, avendoli versati in contanti, non c’è nessuna traccia che siano stati regolarmente ed effettivamente versati;
  • una serie di sanzioni amministrative: la prima è prevista per l’omessa o la ritardata comunicazione dell’assunzione all’INPS e va da un minimo di 200 a un massimo di 500 euro;
  • per la mancata iscrizione all’INPS, può essere applicata una sanzione amministrativa che va da un minimo di 1.500 euro a un massimo di 12.000 euro per ogni lavoratore in nero, maggiorata di una quota di 150 euro per ogni giorno di lavoro svolto.
  • Per l’omesso pagamento dei contributi previdenziali sono previste sanzioni pari a una cifra compresa tra il 30% e il 60% dei contributi evasi su base annua. La sanzione amministrativa applicabile anche su una sola giornata di lavoro in nero è pari a 3.000 euro.

Attenzione quindi, non lasciatevi ingannare da un prezzo basso, perché poi il prezzo sarà ancora più alto, composto dalle multe che saranno addebitate e magari la badante non è poi così tanto preparata. Appoggiatevi ad Aes Domicilio che in qualità di associazione di selezione badanti conviventi, badante ad ore, sa quali sono i criteri corretti per scegliere la badante giusta.

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AES Domicilio (assistenza anziani a domicilio) è attiva in tutta la Regione Lombardia ed in particolare nelle province di Milano (badante Milano), se cerchi Badanti a Milano Badante Monza, Badante Como, Badante Lecco.